Milano 26 Novembre 2009: per le strade ci ritroverete!

 
L’assemblea cittadina tenutasi il 19 novembre lancia una giornata di mobilitazione contro i minacciati sgomberi in città del Circolo dei Malfattori e di un appartamento in via Torricelli 19, dell’Ambulatorio medico popolare e di un appartamento in via dei Transiti 28, per la difesa degli spazi occupati e autogestiti, contro gli attacchi repressivi e l’ondata di terrore del regime ‘sicurezza’.
Appuntamenti per tutti/e il 26 novembre:
 
* dalle ore 6.00 – presidio antisfratto presso il Circolo dei malfattori e l’Ambulatorio popolare (con possibilità di ospitalità per chi viene da fuori la sera del 25/11)
* dalle ore 17.30 – iniziativa con concentramento in p.zza XXIV Maggio, P.ta Ticinese
Assemblea cittadina 19/11 realtà e spazi occupati e autogestiti
DIFENDI LE OCCUPAZIONI, DIFFONDI AUTOGESTIONE
 

Il connubio fra leggi razziste ed obiettori di coscienza genera aborti clandestini

Come avevamo già segnalato, gli aborti clandestini sono in crescita esponenziale. Riportiamo qui di seguito due articoli pubblicati su la Stampa a proposito dello ‘spaccio’ di Cytotec a Milano, un analizzatore importante per capire come la presenza di obiettori negli ospedali e nei consultori sommata al panico generato dalle leggi razziste rappresenti un pericolo per tutte.
Non abbiamo dubbi che in questo paese ipocrita e bigotto ora si assisterà alla criminalizzazione delle donne che procurano il Cytotec e di quello che ne fanno uso anziché risolvere il cuore del problema: il diritto per tutte le donne di accedere alle strutture sanitarie senza dover subire umiliazioni, lunghe trafile o rischiare di esser denunciate perché senza permesso di soggiorno.
Ricordiamo alle donne, italiane e migranti, che a pochi metri dalla fermata di Loreto – in via dei Transiti, MM1 Pasteur – c’è la Consultoria autogestita a cui potete rivolgervi per essere indirizzate a strutture pubbliche che non denunciano e che non contrastano il diritto delle donne di scegliere se e quando essere madri.
Questi i nostri orari: il primo martedì del mese dalle 14.30 alle 18.00; tutti gli altri martedì dalle 16.00 alle 19.00.
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Contro la violenza maschile sulle donne e le sue complicità

Il 25 novembre si avvicina anche quest’anno e come sempre le notizie di stupri e violenze contro le donne non mancano. Ma quest’anno ci sono due novità, assai in contrasto tra loro: da una parte la criminale complicità che gli/le abitanti di Montalto di Castro hanno pubblicamente e quasi unanimemente espresso nei confronti degli stupratori di una giovane ragazza (al proposito trovate qui un video con alcuni interventi da Montalto e qui una recente intervista alla ragazza vittima della violenza), dall’altra l’avvio di un percorso di donne contro la violenza sulle donne migranti nei Cie, percorso che ha come obiettivi la rottura delle complicità con questa violenza e la denuncia politica di ciò che avviene alle donne rinchiuse nei Centri di identificazione ed espulsione.

Riportiamo di seguito il messaggio che abbiamo inviato alla lista Sommosse a sostegno della proposta di un corteo di femministe e lesbiche a Montalto di Castro il 29 novembre prossimo, e un appello partito da alcune compagne bolognesi per la costruzione di iniziative locali il 25 novembre contro la violenza sulle donne nei Cie.

Carissime, noi compagne della Consultorio autogestita di  Milano abbiamo discusso a proposito del corteo di Montalto e ci siamo trovate  d’accordo sull’importanza di non cancellare quella data. Siamo dell’idea che il  silenzio stampa chiesto dalla famiglia sia una giusta reazione alle vergognose  dichiarazioni di donne e uomini residenti a Montalto. Ma d’altra parte pensiamo  che, essendo state espresse pubblicamente quelle posizioni di aperta complicità  con gli stupratori, sia importante e necessario che un corteo di donne vada lì  a dire cosa ne pensa di questa criminale complicità ed esprima solidarietà alla  ragazza stuprata e alle poche, pochissime ma coraggiose, abitanti di Montalto  che si sono espresse "fuori dal coro" (per dirla eufemisticamente). Quindi auspichiamo che il 29 venga confermata come dataper il corteo a Montalto.

* * * * 

Proposta per iniziative locali di femministe e lesbiche contro i Centri di identificazione ed espulsione il prossimo 25 novembre

Fra le scritte razziste apparse in un quartiere alla  periferia di Milano dove recentemente un uomo, probabilmente immigrato, ha violentato una donna italiana, una  spicca in modo particolare: "Ce le scopiamo noi le vostre puttane". Un pugno nello stomaco di tutte noi, che ben sappiamo la vita durissima, lo  sfruttamento, le continue molestie e gli stupri che le donne migranti subiscono  quotidianamente. Un pugno nello stomaco per chi, come noi, ha subito denunciato  che il processo di etnicizzazione degli stupri era uno strumento funzionale al  razzismo – che si tratti di razzismo istituzionale o "popolare".

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Leandro Aletti: ecco come si diventa primari in Regione Sagrestia

Leandro Aletti (vedi foto), primario di ginecologia a Melzo, già beceramente famoso per aver sostenuto che l’aborto è "peggio della bomba atomica" e per aver definito la Ru486 un "pesticida per ammazzare l’uomo" (chissà se ha mai sentito parlare di Seveso e della diossina…) torna all’onore delle cronache per aver insultato le donne in corsia in attesa dell’interruzione di gravidanza.
Ricordiamo che, come abbiamo già avuto modo di segnalare, costui fu già sospeso dal servizio dal servizio nel 1987, quando lavorava alla clinica Mangiagalli di Milano, e denunciato all’Ordine dei Medici nonché condannato per rivelazione di segreto d’ufficio – cioè per aver reso pubblico il nome di una donna a cui era stato praticato un aborto terapeutico.
Sorprende, forse, che nella Regione Sagrestia governata dal ciellino Formigoni un ginecologo con cotanto curriculum vitae sia stato promosso a primario anziché venire espulso a vita dall’Ordine dei Medici? 
A proposito: Leandro Aletti è pure consigliere dell’Ordine dei Medici di Milano. Ma che brillante carriera sulla pelle delle donne! 

Divieto di segnalazione. E la Lombardia?

 

Campagna "Divieto di segnalazione". Sono 12 le  Regioni ed una Provincia Autonoma che hanno voluto chiarire come il divieto di  segnalazione (e quindi di denuncia) di un immigrato senza permesso di soggiorno  che utilizzi le strutture sanitarie, sia tuttora in vigore. Nell’ordine di  pubblicazione Toscana, Piemonte, Puglia, Lazio, Umbria, Marche, Liguria,  Campania, Valle d’Aosta, Veneto, Calabria, Emilia Romagna, P.A. Bolzano, hanno  sostanzialmente indicato (in vari modi e forme) che il personale (medico, paramedico,professionale, amministrativo, tecnico, operatori sociali, mediatori culturali,  nonchè personale di polizia presente presso la struttura sanitaria che non può  procedere a controlli o all’acquisizione di informazioni sui pazienti stranieri  relative alla regolarità del loro soggiorno in Italia) che opera nelle  strutture sanitarie, pur rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale o  incaricato di pubblico servizio, è sottoposto all’obbligo del rispetto del  divieto di segnalazione come previsto dall’art. 35, comma 5 del D. lgs n.286/98.

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23 settembre: sappiamo da che parte stare!

CONTRO IL PACCHETTO SICUREZZA E L’EMERGENZA ABITATIVA  DIFENDIAMO L’AMBULATORIO POPOLARE E LA CASA OCCUPATA DI VIA DEI TRANSITI 28

La mattina del 23 Settembre sono previsti lo sgombero  dell’Ambulatorio medico popolare (AMP) di Via dei Transiti 28 a Milano, e di un  appartamento della casa occupata. La casa occupata nel 1979 rappresenta un  esempio di lotta per il diritto alla casa che dura da 30 anni mentre  l’Ambulatorio medico popolare dal 1994 lotta per il diritto alla salute e  contro ogni forma di razzismo ed esclusione.

Questo sgombero si colloca all’interno di uno scontro  politico in atto che è più ampio. Da una parte c’è una politica caratterizzata  da campagne securitarie, leggi razziali, lager di stato (i cosiddetti CIE), che serve a mantenere una larga parte  dei lavoratori e delle lavoratrici ricattabili ed a coprire i problemi reali  della società come l’impoverimento generale, l’emergenza abitativa ed i tagliallo   stato sociale. Le sevizie all’interno dei CIE e l’opera di pulizia etnica  ai danni della popolazione rom, operazione che sta lasciando sulla strada anche  numerosi bambini e bambine, rappresentano solo la punta estrema  dell’imbarbarimento in atto. Dall’altra parte chi si oppone a questa situazione deve fare i conti con  una radicalizzazione dei conflitti sociali. L’emergenza casa fa sì che si  stiano significativamente radicando esperienze di occupazioni a scopo abitativo  basate sull’auto-organizzazione, mentre la rivolta di agosto in via Corelli, con la successiva repressione e trasferimento di 14 rivoltosi/e a San Vittore, ha rappresentato, a nostro avviso, una punta avanzata di lotta per la chiusura dei  CIE e, più in generale, contro il pacchetto sicurezza.

Sappiamo da che parte stare: senza pretendere di  semplificare troppo una realtà complessa, riteniamo che anche la difesa  dell’AMP e della casa di Via dei Transiti 28 si possa collocare nella  prospettiva più generale di una lotta per l’estensione dei diritti, contro le  leggi razziali ed il pacchetto sicurezza. Esprimiamo la nostra piena solidarietà  agli/alle imputati/e per la rivolta di via Corelli.

MERCOLEDI 23 SETTEMBRE DALLE ORE 6 COLAZIONE E PRESIDIO CONTRO GLI SGOMBERI.

Un contatto continuo verrà mantenuto tra il nostropresidio ed il tribunale dove ci sarà una presenza solidale con le imputate e  gli imputati per la rivolta in Via Corelli.

Le realtà occupanti di Via dei Transiti 28

Tremate, tremate: Le Vespe sono arrivate!

 

18 settembre 2009: NONOSTANTE L’AUTUNNO LE VESPE CONTINUANO A PUNGERE!!! 

Aperitivo d’inaugurazione del nuovo spazio autogestito per donne "LE VESPE" presso "IL POSTO" di Via Bramantino

Dalle 19 in poi ci sarà da bere e da mangiare per tutte e tutti!

Per l’occasione: diffusione a sorpresa di introvabili numeri di "nonostante milano" e foto di gruppo dietro la consolle di radiocane!

In solidarietà con i/le ribelli del Cie di Via Corelli attualmente in carcere per essersi ribellate/i contro i lager di stato

In via Bramantino angolo via De Predis (le insegne nere), zona Prealpi (tram 12, 1; autobus 90/91; passante villapizzone)

LE VESPE – SPAZIO AUTOGESTITO PER DONNE

Ciò che puoi trovare da subito:

* Informazioni, assistenza e indirizzamento alle strutture per richieste di interruzione di gravidanza.

* Informazioni e indirizzamento ai consultori pubblici milanesi e alle strutture ospedaliere a cui rivolgersi per problemi ginecologici, gravidanza, parto, menopausa.

* Informazioni e indirizzamento alle strutture contro la violenza maschile sulle donne.

* Una piccola biblioteca.

* Per segnalare abusi riguardo alla richiesta di IVG o di pillola del giorno dopo, o sulla presenza di medici obbiettori di coscienza in consultori o ospedali.

* Per segnalare chi denuncia chi non ha il permesso di soggiorno.

APERTO OGNI VENERDì MATTINA DALLE 10.30 ALLE 12.30

NOI NON DENUNCIAMO CHI NON HA IL PERMESSO DI SOGGIORNO

Le mura dello spazio dovranno essere attraversate, dovranno rappresentare un passaggio per le nostre parole, idee, azioni, che una volta fuori diventeranno sovversive, espressione dell’autonomia delle donne, la quale scardina la logica della delega, sovverte l’ordine costituito e le complicità su cui si regge! 

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La Consultoria autogestita non va in vacanza

 

Per tutto il mese di agosto la Consultoria di via dei Transiti aprirà coi soliti orari.

 

Da settembre, invece, i nuovi orari saranno: 

il primo martedì del mese dalle 14.30 alle 18.30; 

tutti gli altri martedì dalle 16.00 alle 18.30.

 

Qui trovate il volantino da stampare e diffondere.


Fuori i preti & C. dalle mutande!

Al di là della prevedibile canea ri-scatenatasi sulla RU486 in Italia, riportiamo qui l’analisi proposta dalle compagne Rossefuoco, che troviamo assai condivisibile. 
 
 
Noi e il nostro corpo: una breve riflessione dopo l’introduzione della Ru486 in Italia
 
Il corpo femminile ha una propria storia, una storia che è storia soprattutto di una differenza, quella che ogni fatto e ogni avvenimento che quel corpo attraversano mette sempre, fatalmente, in primo piano. I nostri corpi sono corpi "femminili", la cui subordinazione sociale, culturale, economica e fisica è passata storicamente, almeno fino ai primi del ‘900, come giustificazione e spiegazione di una debolezza de facto che pareva appartenere all’ordine naturale delle cose. 

Gravidanza, parto, menopausa e aborto sono gli eventi della vita delle donne che più profondamente ne hanno simbolicamente segnato, e volutamente motivato, una condizione secolare e terribile di inferiorità, fino a quando le donne stesse non hanno totalmente sovvertito quest’ordine simbolico e fisico di riferimento sia partendo dalla consapevolezza di una autonomia personale quale quella da sempre riconosciuta al maschile sia "approfittando" delle enormi trasformazioni che l’intera società occidentale ha conosciuto negli ultimi decenni, almeno a cominciare dal secondo dopoguerra, in tema di ampliamento delle conoscenze, di accesso alle tecnologie, di miglioramento della qualità della vita e di progressi in ambito medico e sanitario. Non è affatto casuale che nei primi collettivi femministi degli anni 60 fosse praticata, come momento politico vero e proprio, la cosiddetta auto visita e che la conoscenza del proprio corpo, della propria sessualità e femminilità, costituissero passaggi fondamentali verso una presa di coscienza reale di sé, delle proprie potenzialità e della propria forza. 
Il discorso sulla salute si poneva come nodo centrale di ogni riflessione successiva, nella convinzione che "partire da sé" avesse proprio il significato, e il valore, del dover partire da un corpo di donna.

Poter dire di no ad un rapporto sessuale imposto dal "dovere coniugale", poter pianificare la maternità, potersi occupare dei figli perché desiderati, voluti e amati o, anche, poter decidere di non diventare madre, interrompendo una gravidanza o vivendo liberamente la sessualità svincolandola finalmente dalla procreazione…tutto ciò ha rappresentato per le donne una vera rivoluzione, soprattutto perché le donne hanno voluto che ad essa si unisse una cosciente messa in discussione radicale non solo dei propri ruoli sociali, culturali ed economici, ma anche del proprio rapporto con la salute, con la medicina e naturalmente con i medici. Una "relazione" mai facile quella tra la donna, il suo corpo e il medico, soprattutto una relazione che non può essere neutra: il movimento delle donne ha costruito anche, e specialmente, un nuovo rapporto medico/paziente basato sulla cultura, sulla conoscenza, sul grado di sensibilità di entrambi e sulla imprescindibile domanda di informazione della paziente. 

"Le donne vogliono che la loro salute sia libera da mistificazioni!"… 
… così si esprimevano nella loro introduzione le curatrici dell’Enciclopedia delle Donne, del 1993, e continuavano:
"non vogliamo più assistere ad un atteggiamento di docile sottomissione alle indicazioni degli esperti, medici inclusi. Le donne vogliono riappropriarsi del loro corpo e vogliono decidere in prima persona su tutto ciò che riguarda la loro salute. I medici sono consiglieri responsabili, a volte abili detective e specialisti. Ma è la donna che decide"…
Il rapporto delle donne (e degli uomini, naturalmente) con la salute e la medicina è stato, è e sarà sempre influenzato dai progressi della ricerca medica, dell’alta tecnologia e soprattutto dagli interessi economici e scientifici delle grandi case farmaceutiche: la disponibilità di un farmaco abortivo, comunemente noto come RU486, in alternativa all’aborto chirurgico dovrebbe forse essere letta, politicamente, non come una conquista da celebrare tout court ma come una ulteriore possibilità di scegliere e decidere in piena autonomia e consapevolmente, possibilità che da oggi, 31 luglio 2009, è attuabile anche in Italia. 

Molte donne in Europa, utilizzano la pillola RU486, si tratta di circa il 30% del totale delle interruzioni di gravidanza e, quando interrogate in occasione di studi di settore, in particolare relativi alla Francia e alla Gran Bretagna, tra i principali motivi della loro scelta non hanno certo indicato la facilità che il Vaticano tanto sottolinea e paventa, e su questo terreno becero rifiutiamo qualsiasi confronto, quanto piuttosto la minor invasività fisica e psicologica, e gli elementi indicati in negativo erano proprio quelli che, giocoforza, caratterizzano l’intervento chirurgico.


La RU486 permette, come sappiamo, di poter decidere di interrompere una gravidanza anche senza anestesia totale, senza un’operazione chirurgica, senza un’eccessiva ospedalizzazione e, naturalmente lo pretendiamo, in totale sicurezza e affidabilità nonché in strutture pubbliche e secondo trasparenza e rigore.
Vogliamo donne informate e consapevoli anche con la RU486, e non ostaggio, come sempre più spesso abbiamo denunciato per quanto riguarda l’applicazione della legge 194, di medici frettolosi, di burocrazia infinita e punitiva, di tempi dilatati ad arte, di chiarimenti e spiegazioni dati col contagocce e di comportamenti e modi sfacciatamente di condanna fin dentro la sala operatoria. 
E sì… vogliamo anche che sia tutto un po’ meno doloroso e non perché abortire risulti più facile, ma perché, che sia per diventare madri o per non diventarlo, non accettiamo più che il dolore attraversi il nostro corpo di donna per pagare tutte un peccato che ci rifiutiamo di riconoscere come tale: Eva rappresenta il coraggio, la curiosità, l’accesso alla conoscenza e al futuro, la libertà di scegliere, conoscere, ribellarsi…
e che ci scomunichino pure tutte! 


 
Le compagne del Centro Sociale Askatasuna

Collettivo femminista Rossefuoco

Le bufale sul sesso non vanno in vacanza…

 
A quanto pare ancora oggi dobbiamo fare i conti con vere e proprie superstizioni riguardanti la sessualità, almeno stando ai ‘miti metropolitani’ che la Società italiana di ginecologia e ostetricia ha raccolto, per sfatarli, in un opuscolo che mettiamo a disposizione qui
Volutamente abbiamo tagliato la parte sui contraccettivi ormonali, perché pensiamo che una sessualità consapevole possa far uso di altri metodi. Ma di questo parleremo entro breve in un opuscolo sulla contraccezione che stiamo ultimando.
(L’immagine è di Federica Salemi)