Fuori i preti & C. dalle mutande!

Al di là della prevedibile canea ri-scatenatasi sulla RU486 in Italia, riportiamo qui l’analisi proposta dalle compagne Rossefuoco, che troviamo assai condivisibile. 
 
 
Noi e il nostro corpo: una breve riflessione dopo l’introduzione della Ru486 in Italia
 
Il corpo femminile ha una propria storia, una storia che è storia soprattutto di una differenza, quella che ogni fatto e ogni avvenimento che quel corpo attraversano mette sempre, fatalmente, in primo piano. I nostri corpi sono corpi "femminili", la cui subordinazione sociale, culturale, economica e fisica è passata storicamente, almeno fino ai primi del ‘900, come giustificazione e spiegazione di una debolezza de facto che pareva appartenere all’ordine naturale delle cose. 

Gravidanza, parto, menopausa e aborto sono gli eventi della vita delle donne che più profondamente ne hanno simbolicamente segnato, e volutamente motivato, una condizione secolare e terribile di inferiorità, fino a quando le donne stesse non hanno totalmente sovvertito quest’ordine simbolico e fisico di riferimento sia partendo dalla consapevolezza di una autonomia personale quale quella da sempre riconosciuta al maschile sia "approfittando" delle enormi trasformazioni che l’intera società occidentale ha conosciuto negli ultimi decenni, almeno a cominciare dal secondo dopoguerra, in tema di ampliamento delle conoscenze, di accesso alle tecnologie, di miglioramento della qualità della vita e di progressi in ambito medico e sanitario. Non è affatto casuale che nei primi collettivi femministi degli anni 60 fosse praticata, come momento politico vero e proprio, la cosiddetta auto visita e che la conoscenza del proprio corpo, della propria sessualità e femminilità, costituissero passaggi fondamentali verso una presa di coscienza reale di sé, delle proprie potenzialità e della propria forza. 
Il discorso sulla salute si poneva come nodo centrale di ogni riflessione successiva, nella convinzione che "partire da sé" avesse proprio il significato, e il valore, del dover partire da un corpo di donna.

Poter dire di no ad un rapporto sessuale imposto dal "dovere coniugale", poter pianificare la maternità, potersi occupare dei figli perché desiderati, voluti e amati o, anche, poter decidere di non diventare madre, interrompendo una gravidanza o vivendo liberamente la sessualità svincolandola finalmente dalla procreazione…tutto ciò ha rappresentato per le donne una vera rivoluzione, soprattutto perché le donne hanno voluto che ad essa si unisse una cosciente messa in discussione radicale non solo dei propri ruoli sociali, culturali ed economici, ma anche del proprio rapporto con la salute, con la medicina e naturalmente con i medici. Una "relazione" mai facile quella tra la donna, il suo corpo e il medico, soprattutto una relazione che non può essere neutra: il movimento delle donne ha costruito anche, e specialmente, un nuovo rapporto medico/paziente basato sulla cultura, sulla conoscenza, sul grado di sensibilità di entrambi e sulla imprescindibile domanda di informazione della paziente. 

"Le donne vogliono che la loro salute sia libera da mistificazioni!"… 
… così si esprimevano nella loro introduzione le curatrici dell’Enciclopedia delle Donne, del 1993, e continuavano:
"non vogliamo più assistere ad un atteggiamento di docile sottomissione alle indicazioni degli esperti, medici inclusi. Le donne vogliono riappropriarsi del loro corpo e vogliono decidere in prima persona su tutto ciò che riguarda la loro salute. I medici sono consiglieri responsabili, a volte abili detective e specialisti. Ma è la donna che decide"…
Il rapporto delle donne (e degli uomini, naturalmente) con la salute e la medicina è stato, è e sarà sempre influenzato dai progressi della ricerca medica, dell’alta tecnologia e soprattutto dagli interessi economici e scientifici delle grandi case farmaceutiche: la disponibilità di un farmaco abortivo, comunemente noto come RU486, in alternativa all’aborto chirurgico dovrebbe forse essere letta, politicamente, non come una conquista da celebrare tout court ma come una ulteriore possibilità di scegliere e decidere in piena autonomia e consapevolmente, possibilità che da oggi, 31 luglio 2009, è attuabile anche in Italia. 

Molte donne in Europa, utilizzano la pillola RU486, si tratta di circa il 30% del totale delle interruzioni di gravidanza e, quando interrogate in occasione di studi di settore, in particolare relativi alla Francia e alla Gran Bretagna, tra i principali motivi della loro scelta non hanno certo indicato la facilità che il Vaticano tanto sottolinea e paventa, e su questo terreno becero rifiutiamo qualsiasi confronto, quanto piuttosto la minor invasività fisica e psicologica, e gli elementi indicati in negativo erano proprio quelli che, giocoforza, caratterizzano l’intervento chirurgico.


La RU486 permette, come sappiamo, di poter decidere di interrompere una gravidanza anche senza anestesia totale, senza un’operazione chirurgica, senza un’eccessiva ospedalizzazione e, naturalmente lo pretendiamo, in totale sicurezza e affidabilità nonché in strutture pubbliche e secondo trasparenza e rigore.
Vogliamo donne informate e consapevoli anche con la RU486, e non ostaggio, come sempre più spesso abbiamo denunciato per quanto riguarda l’applicazione della legge 194, di medici frettolosi, di burocrazia infinita e punitiva, di tempi dilatati ad arte, di chiarimenti e spiegazioni dati col contagocce e di comportamenti e modi sfacciatamente di condanna fin dentro la sala operatoria. 
E sì… vogliamo anche che sia tutto un po’ meno doloroso e non perché abortire risulti più facile, ma perché, che sia per diventare madri o per non diventarlo, non accettiamo più che il dolore attraversi il nostro corpo di donna per pagare tutte un peccato che ci rifiutiamo di riconoscere come tale: Eva rappresenta il coraggio, la curiosità, l’accesso alla conoscenza e al futuro, la libertà di scegliere, conoscere, ribellarsi…
e che ci scomunichino pure tutte! 


 
Le compagne del Centro Sociale Askatasuna

Collettivo femminista Rossefuoco

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One Response

  1. Nic
    Nic at |

    Banca cattolica investe in armi, anticoncezionali e tabacco
    I dirigenti dell’istituto di credito che predicava investimenti etici ligi al cattolicesimo si sono subito scusati pubblicamente

    La Chiesa cattolica si batte strenuamente da anni contro la guerra, contro l’uso della pillola anticoncezionale e per la salute dei cittadini, eppure il giornale Der Spiegel ha scoperto che la banca tedesca Pax ha investito migliaia di euro in società che vanno contro la sua stessa etica. In particolare, 580mila euro in azioni della “Bae Systems”, società inglese produttrice di armi, 160mila euro nella pillola contraccettiva Wyeth e 870mila euro in partecipazioni in società di tabacco. La banca si è scusata per il comportamento “non conforme a standard etici”. La Pax promuoveva gli investimenti in fondi etici, specialmente dichiarando l’esatto contrario ossia di evitare investimenti in società produttrici di armi e tabacco perchè non consoni a una organizzazione la cui azione è ispirata alla fede cattolica. La Chiesa condanna la contraccezione dal 1968 e l’uso della pillola contraccettiva è considerata un “grave peccato”.

    Un rappresentante della Pax Bank ha dichiarato che i loro errori verranno corretti immediatamente senza alcuna conseguenza pregiudizievole per i nostri clienti, in quanto sfortunatamente tali investimenti sono sfuggiti ai controlli interni, e ha ringraziato il giornalista tedesco di Der Spiegel per aver sollevato la questione.

    tratto da http://it.peacereporter.net

    3 agosto 2009

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