tana libera tutte

Segnaliamo la campagna per stanare gli obiettori di coscienza delle compagne di Me-dea di Torino.

La situazione dell’obiezione di coscienza nel nostro paese è sempre più allarmante. Non basta gridarlo a gran voce, non basta invocare la difesa della 194.
Vogliamo tentare di fare qualcosa in più, vogliamo provare a spingerci oltre…vorremmo farlo con tutte voi.
TANA LIBERA TUTTE!
Questo il nome della campagna che abbiamo pensato per liberare le nostre scelte e le nostre possibilità di autodeterminarci davvero.
STANIAMO GLI OBIETTORI!

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Governi che odiano le donne

salutiamo la nascita di Free-da Lab – nuovo ” laboratorio di teorie e pratiche di autodeterminazioni oltre il genere” a Salerno pubblicando il testo di invito alla loro prima iniziativa

 

 LA SPAGNA NEGA IL DIRITTO ALL’ INTERRUZIONE VOLONTARIA DI GRAVIDANZA

E’ in attesa di essere approvata la legge più retrograda degli ultimi 30 anni in materia di aborto, annunciata il 20 dicembre scorso dal Partito Popular al governo, che riporterà la Spagna agli aborti clandestini e a pratiche mediche anche mortali per le donne. Infatti si potrà abortire solo a due condizioni: 1) se si è state violentate; 2) se il feto presenta gravi malformazioni, tali da essere incompatibili con la vita; tutto ciò previa approvazione di  medico e psicologo  che “accerteranno” che le suddette condizioni si ripercuotano sulla salute fisica e mentale della donna. Fuori da queste condizioni sono previste sanzioni economiche per la donna e la perseguibilità penale per il personale medico che l’assiste. Da giorni i movimenti femministi spagnoli sono nelle piazze a ribadire in concetto fondamentale: le donne sono individui con diritto di scelta sul proprio corpo e sulla propria vita!

E IN ITALIA?

In Italia le poche tutele garantite su carta da una legge fatta per “il diritto alla procreazione” (e non piuttosto a favore della libera scelta della donna in quanto soggetto autonomo e cosciente!), viene nei fatti vanificata da una prassi ormai consolidata che vede nelle strutture pubbliche circa due medici su tre (!) ovvero il 70-80% di medici “obiettori” (salvo poi praticare l’IVG nel privato!), oltre che tagli al personale medico e ai consultori che determinano smisurate liste d’attesa. La pillola per l’interruzione farmacologica, l’ RU486 che abbatterebbe i costi, non solo economici, di intervento e anestesia, si trova, in Italia, in pochissime strutture soprattutto perché gli ospedali, ormai aziende, vengono rimborsati molto più profumatamente per un intervento che per la somministrazione di una pillola.  Infine l’ingerenza della Chiesa, che da millenni sollecita la colpevolizzazione della donna che non veda necessariamente nella maternità la piena realizzazione di sé,  ostacola ancora oggi la libera scelta della donna rendendo per molti aspetti impossibile l’utilizzo della pillola in Italia. In questo scenario il dato allarmante è che cresce ogni giorno il ricorso all’aborto clandestino (soprattutto tra minorenni e straniere)!

NON ACCETTEREMO CHE NESSUNO STATO POSSA NEGARCI QUESTO DIRITTO!

Pretendiamo un Stato laico che ci garantisca un aborto libero e sicuro. Vogliamo un concreto accesso alla RU 486 in tutte le strutture ospedaliere. Non accetteremo alcun “movimento per la vita” davanti i nostri consultori ad imporre la propria mentalità medievale alle donne! Vogliamo un adeguato numero di personale medico e di strutture (peraltro previsto per legge) che ci evitino impossibili liste d’attesa. Pretendiamo che nelle strutture pubbliche e laiche NON ci siano medici obiettori e lottiamo per una SANITA’ GRATUITA!
Siamo solidali con le donne spagnole in questo momento buio della loro storia e consapevoli che anche in Italia , nonostante la legge 194, si cerca di negare il diritto delle donne all’interruzione volontaria di gravidanza! PER UN IVG LIBERA!
“Porque yo decido desde la autonomía moral, que es la base de la dignidad de una persona, no acepto imposición, o prohibición alguna en lo que concierne a mis derechos sexuales y reproductivos y, por lo tanto, a mi plena realización como persona. Como ser humano autónomo me niego a ser sometida a tratos degradantes, injerencias arbitrarias y tutelas coactivas en mi decisión de ser o no ser madre” (tratto dall’appello delle donne spagnole)

ASSEMBLEA PUBBLICA  VENERDI’ 31 GENNAIO  ORE 19.00 PRESSO IL RIFF RAFF
via Gian Vincenzo De  Ruggiero, 59 – Zona Pastena (Salerno)
Free-da Lab

Una risata li seppellirà

iniziativa che segnaliamo volentieri

Sabato 4 gennaio 2014. Come ogni primo sabato dei mesi dispari, ancora una volta i preganti antiabortisti del Comitato No194 si ritroveranno davanti agli ospedali di diverse città. Durante una maratona di 9 ore di preghiera contro aborto ed eutanasia molesteranno le donne di passaggio con i loro manifesti splatter e le loro litanie colpevolizzanti. Come se ciò non bastasse, nel resto del tempo si impegnano a diffondere una propaganda omofoba, transfobica e razzista. Che due ovaie!!!

Di fronte a questo rigurgito, rivendichiamo l’autodeterminazione dei nostri corpi, fermamente convint* che sarà una risata a seppellire questi cattolici integralisti! Quindi, anche in questa occasione, non mancherà il solito appuntamento di disturbo, irrisione e sberleffo nei confronti dei preganti. La nostra azione sarà ovviamente rivolta anche a denunciare la situazione all’interno degli ospedali e dei consultori, dove continua a crescere la presenza dei cosiddetti ‘movimenti per la vita’ (?!!) e degli obiettori di coscienza: fra medici, infermieri ed anestesisti la percentuale di obiezione a livello nazionale supera ormai il 70%.

Diamo appuntamento con scope, cappelli da strega, pentole e mestoli, ma anche vin brulè, cioccolata calda… e TORTE!!! Ci ritroveremo dalle 10.30 alle 13.00, sabato 4 gennaio, di fronte all’ospedale di Niguarda, dove dovrebbe svolgersi la prossima maratona di preghiera milanese. In caso di spostamento dell’iniziativa di fronte a un altro ospedale, seguiranno aggiornamenti.

Auguriamo il diffondersi di iniziative simili nelle altre città in cui saranno presenti i feti-cisti in questa giornata.

La lunga marcia della RU486

Dopo mesi di tira e molla e polemiche L’Agenzia Italiana  per il Farmaco ha infine sancito la commerciabilità in anche in Italia del  Mifegyne, meglio noto come RU486 o pillola abortiva.

Nello scontro fra poteri forti la lobby farmaceutica ha  avuto la meglio sulle pressioni vaticane e quindi da febbraio (questi sembrano  essere i tempi tecnici) anche in Italia questo farmaco sarà disponibile negli  ospedali.

Questa piccola rivoluzione permetterà alle donne una  maggiore libertà di scelta (rimandiamo ad un successivo approfondimento più tecnico le  differenze fra i due metodi abortivi) e, forse, come ci auguriamo, una  riduzione dei tempi di attesa negli ospedali e un miglioramento delle  condizioni per le donne che devono affrontare un aborto.

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Si vuole la strage di donne?

 
 
Recentemente alcune menti ‘eccelse’ del PdL – Gasparri,  Quagliariello e Bianconi –  su ispirazione dell’immarcescibile Carlo Casini del Movimento per la Vita hanno presentato in Senato un disegno di legge  ‘sui diritti del concepito’. Lo hanno fatto, col loro tipico ‘buon gusto’, proprio nei giorni in cui ben tre donne, nell’indifferenza generale, morivano d’aborto autoprocurato per non aver potuto, o saputo, accedere alla struttura sanitaria pubblica – paura di essere espulse, liste d’attesa inaccettabili, costo dell’intervento a carico delle neocomunitarie, ecc. 
Conosciamo i nomi dei mandanti di questi omicidi: si chiamano "pacchetto sicurezza" e "obiezione di coscienza". 
A pochi giorni dalla morte per setticemia di una neonata romena partorita sulla sedia dell’ospedale di Canicattì, questi ipocriti ‘difensori della vita’ provano di nuovo a portarci indietro di trent’anni costringendo le donne a gravidanze non volute.
Evidentemente vogliono estendere il rischio avvelenamento a tutta la popolazione femminile che vive in questo stradisgraziato paese.
Non staremo qui a ricordare che solo una donna sa se ha le risorse affettive, psicologiche, economiche, per diventare madre oppure no, che solo lei ha il diritto di decidere in merito, che equiparare questo diritto a quello, presunto, di un embrione (che al di fuori del corpo di donna che lo contiene non potrebbe sopravvivere) è un’aberrazione giuridica oltre che concettuale…
Lascia basite in tutto ciò l’ineffabile Turco, che non trova di meglio che dire "C’è una dignità dell’embrione, ma è già sancita dalla legge 40" !!! Cioè plaude ad un cavallo di Troia, veramente furbona l’ex ministra…

Ancora due morte per aborto ‘clandestinizzato’

E’ di ieri la notizia di due donne immigrate morte d’aborto fai-da-te a Taranto. Un aborto che definiamo clandestinizzato, più che clandestino, perché avviene in un paese in cui l’interruzione volontaria di gravidanza dovrebbe essere garantita nelle strutture pubbliche. Non dovremmo, dunque, alimentare la statistica secondo cui nel mondo ogni 8 minuti una donna muore di aborto clandestino.
Invece è così e perciò vanno nominati chiaramente i responsabili di questa ulteriore mattanza di donne, che si aggiunge ai femminicidi in famiglia.
More…Innanzitutto lo Stato razzista che, con la caccia a donne e uomini senza permesso di soggiorno, ha indotto un tale terrore nelle e nei migranti da indurle/i a non rivolgersi alle strutture pubbliche per l’assistenza sanitaria. Continue reading “Ancora due morte per aborto ‘clandestinizzato’”

4 Novembre 2008: (Ri)apre il consultorio autogestito demedicalizzato!

L’ambulatorio medico popolare di via dei Transiti a Milano non ottempera all’ordinanza di rilascio dell’immobile e rilancia:
dal 4 novembre il collettivo MaiStat@Zitt@ riapre lo spazio consultorio riservato alle donne, tutti i martedì dalle 18 alle 19,30

IL 4 NOVEMBRE ALLE 18 INAUGURIAMO LA RIAPERTURA DI QUESTO SPAZIO CON UN APERITIVO, sfidando le avverse vicende giudiziarie che hanno visto il nuovo proprietario degli spazi in cui ha sede l’amp vincere la causa per la liberazione dell’immobile, e che prevedono un nuovo accesso dell’ufficiale giudiziario (con richiesta di forza pubblica) per il 25 novembre prossimo. 
DALLA SETTIMANA SUCCESSIVA LO SPAZIO CONSULTORIA SARA’ APERTO TUTTI I MARTEDI’ DALLE 18 ALLE 19.30.

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ABORTIRAI CON DOLORE

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Mentre tutti i giornali titolano un sempre piu’ delirante monito alla vita di Ratzinger di fronte ai papaboys di Sydney giunge notizia che all’ospedale Niguarda di Milano un anestesista obiettore nega assistenza a una donna dopo un intervento per un aborto terapeutico.

Abbiamo già denunciato come il sistema lombardo della lottizzazione della sanità abbia permesso a CL di colonizzare i vertici dell’ospedale di Niguarda (inchiesta sugli ospedali milanesi: l’ospedale maggiore di niguarda) e quali ne sono stati i primi effetti discriminanti soprattutto nei confronti delle donne.
Purtroppo, dobbiamo registrare un nuovo caso di abuso da parte di chi si trova ad avere potere su una donna sottoposta, in questo caso, ad aborto terapeutico. Il caso è dello scorso 8 luglio; una donna ucraina di 30 anni, in preda a dolori fortissimi causati dai primi interventi per l’induzione dell’aborto terapeutico, si ritrova come unico medico autorizzato a somministrarle l’antidolorifico un anestesista obiettore di coscienza, che glielo nega.

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Rianimazione dei feti: evidenze vs credenze

Lo scorso febbraio, ricorderete, alcuni ginecologi romani presentarono un documento sulla rianimazione dei feti prematuri, buttando in questo modo altra benzina sul fuoco – anzi, sul rogo – della 194. Secondo il loro punto di vista, i feti in grado di sopravvivere andavano rianimati, indipendentemente dal parere della madre (d’altra parte che parere può esprimere un contenitore?).
Quel documento, accompagnato dal plauso dei soliti pro-life-costi-quel-che-costi, suscitò polemiche (vedi qui e qui) in ambito medico, critiche e anche un po’ di sana ironia.
A pochi mesi di distanza il sottosegretario (il maschile, qui, è d’uopo) al Welfare Eugenia Roccella, portavoce del Family Day con Savino Pezzotta e sostenitrice del ‘tagliando alla 194‘, commentando la nuova normativa su fecondazione umana ed embriologia varata dal parlamento inglese torna all’attacco. E afferma che "Non si è voluto abbassare il limite per l’interruzione di gravidanza, attualmente a 24 settimane, nonostante le nuove tecniche mediche offrano buone possibilità di sopravvivenza ai prematuri già a 22 settimane", rilanciando in questo modo una questione che speravamo, forse ingenuamente, fosse chiusa una volta per tutte anche dati gli autorevoli pareri scientifici espressi da più parti.
E invece no: rieccoci qui a fare i conti con le manie di onnipotenza della ‘vita a tutti i costi’. Ma che aspettativa di vita e di qualità della vita ha un feto di pochi mesi, sia esso prodotto di un aborto terapeutico o di un parto prematuro? 
Lo spiega una compagna ostetrica in un’intervista rilasciata alla trasmissione Sulla breccia dell’onda di Radio Onda Rossa, parlandoci della sua esperienza in ospedale.