oscurantismoRovesciamenti, rappresentazioni mediatiche falsificanti, produzioni fittizie di 'verità naturali', riattivazione di dispositivi stigmatizzanti e criminalizzanti sono funzionali oggi - come già ieri e secoli fa - ad agire un controllo feroce convogliando su vecchi e nuovi 'mostri' paure, fantasmi, odio. 

 

Lo zingaro che ruba i bambini e la strega che li mangia sono due facce dello stesso cliché persecutorio, oggi più che mai funzionale per distogliere dai problemi reali, dalla precarietà esistenziale data dallo sfruttamento, dall'inquinamento alimentato dai consumi, dalle devastazioni ambientali figlie della logica del profitto e del dominio dell'uomo (sì, lui: il maschio capitalista) sull'ambiente e su tutti gli altri esseri viventi, dalla costante millenaria e transculturale della violenza femminicida.


Se tutto ciò sembra aver poco a che fare con la campagna Obiettiamo gli obiettori è perché non siamo più capaci di analisi complesse e complessive, vittime anche noi della logica riduzionista. Ma basta uno sguardo un po' meno superficiale all'intrecciarsi dei discorsi dominanti con le nuove&vecchie forme di oppressione contro le donne e i 'diversi' per vedere anche dietro alla disperazione di un aborto clandestino - causato dalla 'coscienza' degli obiettori - e alla difesa ipocrita della vita una storia che dura da troppi secoli.

 

 

Gli zingari rubano i bambini e le streghe se li mangiano


Gli zingari rubano i bambini, si sa. Così come si sa che le streghe li prendono dalle culle e poi se li mangiano durante il Sabba, facendo a gara coi comunisti (ormai in via d'estinzione) a chi ne mangia di più. Poi ci sono anche gli ebrei che fanno omicidi rituali e inquinano le fonti d'acqua, e gli arabi che avvelenano gli acquedotti. E che dire degli untori che diffondono la peste? O degli indios cannibali e sodomiti. Ah, ma a questi ci hanno già pensato i conquistadores sterminandone 69 milioni in pochi decenni, direte voi. E' vero, infatti ne sono rimasti pochi. Vanno invece moltiplicandosi gli eretici, e il fenomeno è al di fuori di ogni controllo. In particolare i dolciniani stanno crescendo esponenzialmente. E che dire dei turchi e del diavolo in persona? 

Mammamia, siamo circondate! 

 

Chi/cosa ci salverà? Forse quel minimo di lucidità residuale che può aiutarci ad uscire dal clima delirante di paura che ci opprime e paralizza. Per chi ancora crede che la storia si svolga lungo una linea retta di continua evoluzione abbiamo una brutta notizia: non è affatto così.

Ci sono dispositivi sociali che hanno una storia lunga secoli, che pensiamo superati e abbandonati nel 'buio medioevo' e che invece sono sempre lì, pronti a riattivarsi non appena l'ignoto suscita solo paura e non più una sana curiosità di conoscere e sapere. Quando l'ignoto, nella veste dell'Altro o dell'Altra, è già mostro pur essendo solo un fantasma.

O quando il noto ci diventa improvvisamente 'straniero' e l'unica reazione che conosciamo è la xenofobia.

 

Ma torniamo agli 'zingari'. Improvvisamente, negli ultimi giorni, pare sia in atto un'epidemia di rapimenti di bambini da parte di rom. Poi, scava scava, quello che si scopre è che in realtà i bambini vengono spesso tolti alle famiglie rom e diventano dei veri e propri desaparecidos, con madri disperate che non hanno più notizia dei propri figli. Ma il dispositivo che si attiva non è quello dei tribunali cattivi che li tolgono alle famiglie, bensì il solito, antico, rodatissimo stereotipo: gli zingari rubano i bambini. E ancora una volta vediamo come tutta questa 'brava gente', pronta a tollerare - quando non addirittura a far scoppiare e alimentare - l'ennesima pulizia etnica in nome di un presunto 'furto di bambini', o in nome di 'ordine e sicurezza' non dica mezza parola sui dati di bambini e bambine fatti sparire per espiantare loro gli organi utili alla sopravvivenza dei ricchi occidentali, anche italiani, o per soddisfare le voglie di questi stessi con l'hobby del turismo sessuale. Hobby particolarmente gettonato tra gli italiani - 80mila ogni anno in giro per il mondo in cerca di bambine/i e ragazzine/i - e che rende più del traffico di droga. Anzi, incolpare gli zingari di rubare i bambini è un buon modo per coprire il business delle adozioni (legali o meno, poco cambia), strada lungo la quale, ironia della sorte, scompaiono anche tanti bambini rom e romeni (i primi costano 4mila euro, i secondi 10mila) adottati da famiglie occidentali.

Non apriamo qui la questione, arcinota, dei preti e dei missionari pedofili e dei loro traffici, perché ad essa andrebbe dedicato un apposito blog. 

 

Veniamo, invece, all'altro dispositivo - quello delle streghe che mangiano i bambini - sempre ben tenuto in vita dalla chiesa cattolica e recentemente riattivato anche dalla nostrana propaganda elettorale 'pro life'. Sorvolando con la consueta ipocrisia i dati raccapriccianti sulla violenza maschile contro le donne, soprattutto in famiglia, gli italici rappresentanti dell'ideologia antiaborista (usiamo, qui, volutamente il maschile perché, significativamente, a blaterare sull'aborto son sempre soprattutto gli uomini) con la loro  - fallita, fallitissima! - proposta di moratoria hanno definito 'omicide' le donne che abortiscono, riattivando anche in questo caso un dispositivo secolare: quello della donna infanticida, illustrato con chiarezza da Adriano Prosperi nel suo Dare l'anima. Storia di un infanticidio (Einaudi, 2005), che consigliamo a tutte di leggere.

 

A partire da un caso di infanticidio risalente al dicembre 1709, l'autore ci accompagna in un excursus assai interessante che ci porta dalla gestione ecclesiastica a quella statale dei casi di infanticidio e di aborto, in un arco di tempo che va dal medioevo all'età moderna, dai preti agli inquisitori ai tribunali, in cui l'infanticidio permane come ossessione e di cui sono accusati/e - guarda caso - ebrei, eretici, zingari, streghe. E incontriamo preti stupratori, l'oscillazione di questo atto (l'infanticidio) tra il peccato e il reato a seconda che la gestione fosse delegata alla chiesa o al sovrano, il passaggio alla sfera politica in cui l'onore della donna vien fatto coincidere con l'onore della città (che fregatura!) i primi tentativi di incanalare la sessualità nella forma-famiglia, le ispezioni forzate alle donne sospettate di gravidanza per poter agire su di esse il controllo totale e la patriarcale figura del mallevadore della sicurezza del parto - cioè il garante del buon comportamento della donna in gravidanza in assenza di un marito. Significativamente, rileva Prosperi, nel '700 col diminuire della persecuzione contro le streghe aumenta quella delle infanticide e intanto nascono gli ospizi per i 'trovatelli' e la 'polizia medica' per il controllo delle donne. In tutto ciò, va rafforzandosi sempre più la rappresentazione della donna gravida come potenziale assassina, che darà il via a quella crescente separazione/contrapposizione tra la donna e il feto i cui esiti sono ancora oggi davanti ai nostri occhi.

 

Per dirla con le parole di Barbara Duden e del suo intramontabile Il corpo della donna come luogo pubblico. Sull'abuso del concetto di vita (Bollati Boringhieri, 1994), ormai "La madre si è volatilizzata riducendosi a una bolla trasparente. L'oggetto ha acquisito vita propria". L'oggetto, cioè il feto-feticcio mediatizzato, quello costruito ad hoc con finte fotografie e riprodotto all'infinito diventa così il sacrum, e la donna viene ridotta a teatro della sua ierofania - o ad assassina blasfema. Ma, ci ricorda Duden, questo feto pubblico "E' un idolo in cui un nulla si rivela quale valore più alto: la 'vita' quale assoluto capovolgimento del 'vivente', a cui tutto deve essere sacrificato".