Truffe, stupri, omicidi: è questo il modello sanitario lombardo?

Abbiamo già trattato in precedenza la questione ‘sporca’ della sanità in Lombardia, ma negli ultimi giorni sta emergendo un quadro ancora più raccapricciante sulla sanità milanese, in particolare per quanto riguarda le strutture sanitarie accreditate. Ormai stiamo andando ben oltre ‘sanitopoli‘…


Riportiamo qui alcuni articoli tratti da quotidiani sui fatti più recenti, che parlano di stupri, truffe e omicidi, a cui ci sembra importante affiancare l’intervento di Formigoni  al convegno del 1 aprile 2005 dal significativo titolo ‘Medici alla sbarra‘, organizzato proprio dalla Regione Sagrestia. Vi invitiamo anche a prendere visione dei capp. 3 e 4 del ‘Libro bianco sulla fine del ruolo trainante della Lombardia‘, dove sono analizzati il concetto di ‘Welfare Society’ (secondo la Compagnia delle Opere, poi inquisita in Veneto) in opposizione a quello di Welfare State e i punti caratterizzanti del modello sanitario formigoniano. 

 

Scarica qui la mappa della sanità privata in Italia. 

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10 Responses

  1. christian
    christian at |

    l’ospedale Renaldi è una donazione fatta hai valsoldesi l’azienda ospedaliera sant’Anna non ha alcuna proprieta su di esso oltre che nessun documentazine che ne attesti la proprieta loro lo gestivano e basta. Lunica cosa che hanno fatto è stato chiuderlo e lasciarlo andare in rovina, l’hanno depredato della vetrata dell’arredo sacro della chiesa adesso credono di poterlo vendere per ingrassare le loro tasche!IO mi battero contro questo, e se sara necessario fino alla morte! Tutti pensano ha se stessi e hai loro soldi e non al bene comune,il sig. Antinozzi è un MAFIOSO e un LADRO. Bisogna rivoltarsi contro questi sopprusi, la nostra classe politica sta mangiando fuori tutto quello che era stato donato e costruito dai nostri avi per il bene comune si staranno rivoltando nelle tombe. La democrazia oggi ho vsto a mie spese che non esiste che decide è quanti soldi hai in tasca.

  2. nic
    nic at |

    Secondo Enzo Paolini, presidente dell’Associazione italiana
    ospedalità privata (Aiop), alla radice di tutto starebbe la lottizzazione. La questione è certamente più complessa, ma mi pare comunque interessante che emerga anche questo aspetto, dato che la lottizzazione in Lombardia gode di ottima salute (a differenza di tutt* noi…).
    Segnalo questo articolo:
    http://www.adnkronos.com/…ute/?id=1.0.2251999371

    Sanità: Paolini (Aiop), inaccettabile attacco contro sistema privato
    Roma, 13 giu. (Adnkronos Salute) – “Sparare all’impazzata sulle strutture
    sanitarie private, e sul sistema di accreditamento con il Ssn, è
    inaccettabile. Lo scandalo dell’Istituto Santa Rita di Milano non può essere
    esteso a tutte le strutture. Quelli emersi alla clinica milanese sono fatti
    che, se accertati con indagini attendibili, vanno perseguiti con rigore e
    celerità”. Parola di Enzo Paolini, presidente dell’Associazione italiana
    ospedalità privata (Aiop) che, preoccupato per il clima che si sta
    respirando dopo il ‘ciclone’ Santa Rita, scende in campo a difesa del
    sistema che regola la sanità privata: “un sistema migliorabile, ma non in
    discussione”, sottolinea. “L’accreditamento delle strutture sanitarie
    private con il Servizio sanitario nazionale – spiega Paolini all’ADNKRONOS
    SALUTE – è un sistema fondato sì sulla competizione, ma prevede una
    sacrosanta ‘governance’ pubblica. Lo Stato infatti fissa le tariffe, impone
    i limiti dell’erogazione delle prestazioni, paga e fa i controlli. Insomma,
    vigila sull’intero sistema. O almeno è quello che dovrebbe fare”. Il
    problema, secondo Paolini, non è quindi tanto concepire un nuovo sistema di
    accreditamento, quanto applicare al meglio quello esistente. Magari
    scegliendo meglio le persone chiamate a dirigere. “Per scongiurare scandali
    come quello del Santa Rita – afferma Paolini – è necessario che lo Stato,
    innanzitutto, scelga al meglio i dirigenti delle Asl locali, coloro cioè
    deputati al controllo. Manager spesso inadeguati, nominati più che per le
    capacità professionali, per l’appartenenza politica. In sintesi – conclude
    Paolini – il sistema che regola la sanità privata può essere migliorato, ma
    è da salvaguardare. E’ chiaro però, che se viene lasciato al liberismo
    sfrenato, crea delle distorsioni”.

  3. rosa
    rosa at |

    Ma che bella italietta! hanno anche tolto il ministero della sanità tanto che non ne abbiamo bisogno visto come siamo messi..

    Missà vado ad abitare in un paese del terzo mondo dove sono messi meglio!

  4. paziente
    paziente at |

    E la gloriosa Humanitas del 2005,dove impiantavano valvole cardiache o bypass non necessari,tutto scordato?

    http://www.informaconsumatori.it/…79d363c7d59fd5

  5. Lidia
    Lidia at |

    Corriere di Como
    Sezione: Primo piano
    Martedì 10-06-2008

    (a.cam.) L’azienda ospedaliera Sant’Anna passa al setaccio il proprio patrimonio immobiliare e prepara un censimento dei “gioielli di famiglia”, destinati a essere venduti per fare cassa e finanziare l’ acquisto di arredi e strumentazioni del nuovo ospedale a Villa Giulini.
    Il pezzo forte e di maggiore valore, oltre al complesso di via Napoleona, è l’ospedale di Valsolda, che sarà sicuramente ceduto in tempi brevi.
    Nel 2004, l’allora direttore generale di via Napoleona, Roberto Antinozzi (oggi insediato alla direzione dell’Asl) aveva avviato un primo censimento relativo esclusivamente alle proprietà agricole e boschive dell’azienda, oltre 600mila metri quadrati sparsi sul territorio provinciale e valutati complessivamente più di 6 milioni di
    euro. Da quel momento era iniziata una dismissione dei terreni, seppure graduale e in ordine sparso.
    Oggi invece, per finanziare il nuovo ospedale in costruzione nell’area tra Montano Lucino e San Fermo della Battaglia – un progetto da 170 milioni di euro, senza calcolare la palazzina degli uffici, gli arredi e la strumentazione – i vertici di via Napoleona stanno mettendo a punto un progetto complessivo di «valorizzazione del patrimonio immobiliare». Lo scenario più verosimile prevede la vendita della quasi
    totalità dei beni di proprietà della stessa azienda ospedaliera, a partire dalle strutture di maggiore pregio, su tutte, ovvero come detto l’ex ospedale “Renaldi”.
    «L’azienda dispone di un vasto patrimonio immobiliare composto da terreni agricoli, boschi e appartamenti – dice Salvatore Gioia, direttore amministrativo di via Napoleona – Nel 2004 era stata avviata la dismissione di alcune proprietà, ma senza un preciso disegno complessivo. Oggi, invece, abbiamo previsto di fare una dettagliata
    valutazione di tutte le proprietà ancora disponibili, in modo da avere una stima attendibile del valore complessivo di questo patrimonio».
    Case e terreni di cui dispone oggi il Sant’Anna sono il frutto di lasciti e donazioni fatti nel tempo all’ospedale dai cittadini lariani.
    «È un patrimonio che non ha nulla a che fare con l’attività sanitaria – dice ancora Gioia – e che adesso pensiamo di vendere, tutto o in parte, nel prossimo futuro. I dettagli del piano di valorizzazione saranno stabiliti a breve, alla luce della stima che stanno mettendo a punto gli esperti e delle reali esigenze finanziarie che avremo per completare il nuovo ospedale».
    Insomma, bisogna fare i conti. Sapere quanto serve per completare l’ospedale e quanto si può ricavare dalla vendita delle proprietà. Del
    censimento e della valutazione del patrimonio immobiliare dell’azienda ospedaliera si stanno occupando i tecnici di Infrastrutture Lombarde,
    la società regionale che gestisce l’iter di costruzione del Sant’Anna bis. «Non abbiamo ancora un’idea precisa sul possibile valore degli
    immobili – conclude Salvatore Gioia – Certamente, oltre a via Napoleona, la struttura di maggiore pregio è l’ex ospedale “Renaldi” di Valsolda, che sarà quasi sicuramente messo in vendita. Sui tempi delle operazioni di dismissione non possiamo ancora pronunciarci, ma a breve avremo certamente un quadro preciso della situazione e decideremo come procedere con le vendite».

  6. penelope
    penelope at |

    beh, andando avanti di questo passo salteranno una ad una tutte le cliniche convenzionate del mio fondo assicurativo (fondo EST)… e come faremo noi poveri lavoratori del commercio?
    io non credo che, come dice gazzetti nel suo articolo “sanitopoli” che avete linkato, sia un problema di malfunzionamento (mele marce) nella sanità privata; io credo che il nodo stia nel fatto in sè che la sanità sia privata…se uno può ricavare dei soldi da una clinica, è matematico che cercherà prima o poi di ricavarne il più possibile…perchè non dovrebbe farlo, per scrupoli morali? non scherziamo! qui in lombardia si parla di sanità come di un qualunque altro business, si parla di bilanci e fatturati…la salute di una PERSONA diventa l’ultimo dei problemi. anzi, non c’è neanche più il concetto stesso del paziente come “persona”, ma solo toraci da aprire, ossa da rimpiazzare con protesi, cisti che diventano noduli, farmaci da smazzare…questo è la sanità privata.

  7. mimimmix
    mimimmix at |

    … e non è che l’inizio!
    Leggo sul giornale di oggi:

    http://www.repubblica.it/…interrogatori-gip.html

    “Ma l’inchiesta non è finita. Nel mirino della Guardia di Finanza altre dieci cliniche private di Milano e provincia, quella più in vista nella “classifica” dei rimborsi. “Accertamenti di tipo economico e non casi di malasanità” ha spiegato il colonnello delle Fiamme Gialle Cesare Maragoni. “

    Dubito che scopriranno solo gabole economiche se è vero, come leggevo ieri, che lo stipendio base dei medici alla Santa Rita (e immagino anche nelle altre cliniche private) è di duemila euro che riuscivano a far salire a oltre ventimila a colpi di operazioni inutili e dannose, perfino mortali.

    Pazzesco che, in tutto ciò, blaterino di sicurezza e vedano il pericolo in chi chiede l’elemosina o non ha permesso di soggiorno e non, invece, nell’abito della salute e del lavoro, dove il problema c’è ed è reale.

  8. ogo
    ogo at |

    Cara Laura, per ora abbiamo indetto un appuntamento alla due giorni bolognese questo week end 14-15 giugno, proprio per discutere ed allargare la partecipazione alla campagna ad altri collettivi di donne. Vieni a trovarci.

  9. laura
    laura at |

    Le notizie sono agghiaccianti, ma fino a qundo dobbiamo registrare e scandalizzarci su cosa si fa su di noi e il nostro corpo in nome del dio denaro?
    E se mi devo operare come mi difendo?
    Le schede che avete inserito dimostrano come tutta la sanità siano un business e una spartizioni di poteri dobbiamo andare avanti con questo lavoro, mettere le mani dentro questo problema della sanità e cominciare a fare richieste e lotte perchè la persona e la sua salute siano al centro. Non sarebbe il caso di riunire il comitato ogo cercando di allargarlo?

  10. msz
    msz at |

    Ecco i nomi.

    […] E’ una sorta di clinica degli orrori quella descritta nel provvedimento del gip di Milano Micaela Curami che oggi ha disposto l’arresto di 13 medici e del titolare della casa di cura milanese finita al centro di un’indagine (in totale gli indagati sono 18) condotta dalla Guardia di Finanza e coordinata dai pm Grazia Pradella e Tiziana Siciliano, titolari di una serie di inchiesta sulla nuova sanitopoli milanese.

    Così questa mattina sono finiti in carcere Pier Paolo Brega Massone, fino a qualche mese fa responsabile del reparto di chirurgia toracica della casa di cura e Pietro Fabio Presicci uno dei suoi collaboratori. I domiciliari sono, invece, stati disposti per Pipitone che è anche legale rappresentante della casa di cura (é indagata come ente giuridico) per Maurizio Sampietro e Gianluca Merlano, rispettivamente ex direttore sanitario ed ex vice direttore sanitario. E ancora per Augusto Vercesi e Giuseppe Sala primari di Urologia e Anestesia, per Renato Scarponi, capo equipe dell’ortopedia e Mario Baldini e Paolo Regolo responsabili d’equipe in neurochirurgia; per Maria Pia Pedesini, medico urologo, Giorgio Raponi, responsabile dell’equipe dell’otorinolaringoiatria, per la sua assistente Eleonora Bassanino e per Marco Pansera, altro collaboratore di Brega massone. Le accuse a vario titolo vanno dall’omicidio volontario aggravato dalla crudeltà (contestato a Brega e Presicci per 5 casi) e dall’aver agito per percepire i profitti, alle lesioni gravi e gravissime (88 casi accertati), dalla truffa ai danni del servizio sanitario nazionale fino al falso ideologico.
    […]

    fonte: http://www.ansa.it/…lizza_fdg.html_99227368.html

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