Truffe, stupri, omicidi: è questo il modello sanitario lombardo?
Abbiamo già trattato in precedenza la questione 'sporca' della sanità in Lombardia, ma negli ultimi giorni sta emergendo un quadro ancora più raccapricciante sulla sanità milanese, in particolare per quanto riguarda le strutture sanitarie accreditate. Ormai stiamo andando ben oltre 'sanitopoli'...
Riportiamo qui alcuni articoli tratti da quotidiani sui fatti più recenti, che parlano di stupri, truffe e omicidi, a cui ci sembra importante affiancare l'intervento di Formigoni al convegno del 1 aprile 2005 dal significativo titolo 'Medici alla sbarra', organizzato proprio dalla Regione Sagrestia. Vi invitiamo anche a prendere visione dei capp. 3 e 4 del 'Libro bianco sulla fine del ruolo trainante della Lombardia', dove sono analizzati il concetto di 'Welfare Society' (secondo la Compagnia delle Opere, poi inquisita in Veneto) in opposizione a quello di Welfare State e i punti caratterizzanti del modello sanitario formigoniano.
Scarica qui la mappa della sanità privata in Italia.













10/06/2008, 10:19
Ecco i nomi.
[...] E' una sorta di clinica degli orrori quella descritta nel provvedimento del gip di Milano Micaela Curami che oggi ha disposto l'arresto di 13 medici e del titolare della casa di cura milanese finita al centro di un'indagine (in totale gli indagati sono 18) condotta dalla Guardia di Finanza e coordinata dai pm Grazia Pradella e Tiziana Siciliano, titolari di una serie di inchiesta sulla nuova sanitopoli milanese.
Così questa mattina sono finiti in carcere Pier Paolo Brega Massone, fino a qualche mese fa responsabile del reparto di chirurgia toracica della casa di cura e Pietro Fabio Presicci uno dei suoi collaboratori. I domiciliari sono, invece, stati disposti per Pipitone che è anche legale rappresentante della casa di cura (é indagata come ente giuridico) per Maurizio Sampietro e Gianluca Merlano, rispettivamente ex direttore sanitario ed ex vice direttore sanitario. E ancora per Augusto Vercesi e Giuseppe Sala primari di Urologia e Anestesia, per Renato Scarponi, capo equipe dell'ortopedia e Mario Baldini e Paolo Regolo responsabili d'equipe in neurochirurgia; per Maria Pia Pedesini, medico urologo, Giorgio Raponi, responsabile dell'equipe dell'otorinolaringoiatria, per la sua assistente Eleonora Bassanino e per Marco Pansera, altro collaboratore di Brega massone. Le accuse a vario titolo vanno dall'omicidio volontario aggravato dalla crudeltà (contestato a Brega e Presicci per 5 casi) e dall'aver agito per percepire i profitti, alle lesioni gravi e gravissime (88 casi accertati), dalla truffa ai danni del servizio sanitario nazionale fino al falso ideologico.
[...]
fonte: http://www.ansa.it/...lizza_fdg.html_99227368.html
10/06/2008, 18:02
Segnaliamo la ripubblicazione di questa inchiesta.
Case di cura e di truffa
di Giorgio Sturlese Tosi
Lo scandalo della clinica Santa Rita, i rimborsi gonfiati del San Raffaele. Indagini anticipate un anno fa da L'espresso con un'inchiesta di copertina sul volto oscuro della sanità lombarda
San Raffaele, San Carlo, San Donato, Sant'Ambrogio, San Giuseppe, Santa Rita e San Pio X: la crème della sanità privata lombarda è nel mirino dell'autorità giudiziaria. E pezzi da novanta come Giuseppe Rotelli, Mario Cal, Francesco Paolo Pipitone, la famiglia Ciardo sono indagati da Guardia di finanza, Nas e Squadra mobile. Sospettati, loro che hanno trasformato la salute in Lombardia in un business da un miliardo e 200 milioni di euro l'anno, di avere corretto, se non corrotto, parte del sistema.
A fare luce sulla nuova sanitopoli lombarda sono tre inchieste della Procura di Milano affidate congiuntamente ai pm Tiziana Siciliano, Grazia Pradella e Sandro Raimondi, e quindi, praticamente, unificate in un'unica maxi-indagine. Che ha rovinato le vacanze a un bel po' di big. Perché gli avvisi di garanzia per i reati di truffa al Sistema sanitario nazionale e falso ideologico nella compilazione delle cartelle cliniche stavolta hanno colpito in alto.
Fino a Giuseppe Rotelli, il re della sanità lombarda, consulente al ministero della Salute con Gerolamo Sirchia, proprietario di 17 case di cura private, con 3.700 posti letto e un fatturato annuo di 650 milioni di euro, quattro delle quali a Milano, finite nel setaccio della Procura. Ma Rotelli possiede anche il 5 per cento di Rcs Mediagroup che lo porta a un passo dal patto di sindacato, e ha amicizie importanti in Mediobanca. Oltre che in Regione, dove, negli anni '80 ha collaborato in maniera importante all'estensione del Piano sanitario, firmato dal socialista Sergio Moroni. Del suo gruppo sono state perquisiste le cliniche San Donato, San Siro, Sant'Ambrogio e Galeazzi e sono state sequestrate cartelle cliniche che dimostrerebbero, secondo gli inquirenti, palesi falsificazioni finalizzate a ottenere rimborsi ingiustificati per milioni di euro dalla Regione.
Dopo il magnate Rotelli, l'onda dell'inchiesta ha raggiunto persino il San Raffaele dell'intoccabile don Luigi Verzè. La Procura di Milano ha avviato un'inchiesta su ricoveri irregolari eseguiti nella casa di cura San Raffaele-Villa Turro. Risultato: il legale rappresentante della Fondazione San Raffaele, Mario Cal, il direttore sanitario e alcuni responsabili di reparto sono indagati per gli stessi reati contestati al gruppo di Rotelli.
Gli stessi reati vengono contestati anche a imprenditori meno noti, come il notaio siciliano Francesco Paolo Pipitone, titolare della Casa di cura Santa Rita, uno dei poli più dinamici della sanità privata nel capoluogo lombardo. Come pure sono sotto indagini della Squadra mobile milanese gli ex proprietari della Casa di cura San Giuseppe, mentre i Nas indagano sui frati camilliani proprietari della clinica Pio X, i cui nuovi vertici, dopo gli esami dei bilanci, hanno deciso di dimettersi. Addirittura in manette è poi finita buona parte della famiglia Ciardo, proprietaria della clinica San Carlo, i cui vertici sono stati azzerati dagli arresti.
Quella che gli inquirenti disegnano come una gigantesca truffa ai danni del Ssn è tutta scritta nella sintesi di 8 milioni di cartelle cliniche emesse dal 2003 al 2006 da tutti gli ospedali pubblici e privati convenzionati della Lombardia. Che il colonnello della Guardia di Finanza Cesare Maragoni, comandante del Gruppo tutela spesa pubblica del nucleo di Polizia tributaria di Milano, porta sempre con sé. Nel suo computer ci sono milioni di dati incrociati, a giustificazione di un'indagine che scuote l'intero sistema della sanità privata lombarda.
Dodici finanzieri, assistiti dai periti del Tribunale, in un anno hanno esaminato poco meno della metà delle cartelle degli istituti clinici privati accreditati. Ma hanno già scoperto che nella regione che investe il 74 per cento del suo bilancio nella sanità, facendo dei centri privati il suo fiore all'occhiello, nessuno controlla dove va a finire quel miliardo e 200 milioni di euro all'anno erogato in rimborsi alle strutture accreditate.Ottantamila di quelle cartelle sarebbero state truccate, gonfiate, falsificate per ottenere rimborsi illeciti per almeno 18 milioni di euro.
Finiti a rimborsare asportazioni di nei pagati fino a 14 mila euro; interventi di chirurgia estetica su transessuali affetti da Hiv spacciati per interventi legati alle patologie indotte dal virus, a carico dalla Regione per 12 mila euro; presunte operazioni chirurgiche complesse addebitate per 50 mila euro, di fatto semplici interventi in day hospital. E poi esami eseguiti su pazienti ricoverati per tre giorni (il massimo della convenienza per una struttura accreditata) che si sarebbero potuti fare ambulatorialmente. Il trucco era semplice: bastava cambiare il codice numerico e il gioco era fatto. Insomma, falsificazioni talmente grossolane che oggi molti tra gli inquirenti si chiedono come mai nessuno se ne fosse accorto.
O forse qualcuno faceva solo finta di non accorgersene. Come sembrano indicare alcune intercettazioni telefoniche eseguite dal Nas Milano nel corso dell'indagine sulla clinica San Carlo. Sulla graticola c'è finita Paola Navone, responsabile del nucleo operativo di controllo della Asl Città di Milano, indagata per favoreggiamento poiché avrebbe invitato i suoi collaboratori a ostacolare il lavoro del comandante Giovanni Maria Jacobazzj del Nas che guidava le indagini alla San Carlo. "Frasi in libertà dette dalla mia cliente che sono state male interpretate dai carabinieri", sostiene l'avvocato della signora Navone, Piero Magri.
Ben altro secondo gli inquirenti, che hanno disposto l'arresto della proprietaria della San Carlo, Marina Sassaroli, 79 anni, da subito ai domiciliari, e dei figli che sedevano nel consiglio di amministrazione, Grazia e Alberto Ciardo. Oltre a loro, in carcere è finito anche Alberto Palmesi, presidente del cda di Eukos, la società dei Ciardo che possiede la clinica, il consigliere d'amministrazione Carlo Schwarz, il direttore sanitario Alberto Fantini (83 anni, anche lui ai domiciliari), il responsabile di Chirurgia generale Carlo Zampori e il chirurgo Gianluca Campiglioe.
Nell'ufficio di Paola Navone, rimasta alla sua scrivania fino a luglio nonostante l'avviso di garanzia, ben 12 impiegati avevano il compito di controllare le cartelle cliniche di 30 istituti di ricovero e 160 ambulatori di prestazioni diagnostiche in convenzione. Le falsificazioni, osservano oggi gli inquirenti, erano talmente banali da non poter passare inosservate: a un codice di intervento deve corrispondere un codice di rimborso prestabilito e codificato. Non solo, nemmeno serve chiamare in causa la fallacia: tutti gli errori esaminati dal Nas provocavano rimborsi maggiori, mai il contrario.
Ma se alla Asl qualcuno faceva il pesce in barile, l'inchiesta milanese ha rilevato che le inadempienze stanno più in alto. Nello stesso sistema di controlli messo in piedi dalla Regione Lombardia, francamente a maglia larga. Basti pensare che la regola regionale era quella di esaminare soltanto il 5 per cento delle cartelle di ogni istituto. Non solo, era sempre l'assessorato alla Sanità a stabilire che i controlli fossero preannunciati con almeno 48 ore di anticipo e che i funzionari dovessero specificare alla struttura da controllare quali cartelle cliniche sarebbero state prelevate. Un sistema che sembra fatto apposta per coprire chi vuole nascondere cartelle cliniche truccate, e che soltanto una delibera del 30 marzo 2007 (a inchiesta ormai esplosa) ha corretto, consentendo ispezioni a sorpresa e possibilità di estendere il campione di cartelle in caso di sospetti.
E il clamore dell'inchiesta ha alfine svegliato anche la dormiente opposizione, che oggi chiede di rivedere il sistema di accreditamento e la sospensione delle convenzioni alle cliniche sotto indagine. "Ci sono centinaia di addetti e migliaia di pazienti in gioco", sbuffa Carlo Lucchina, il direttore generale della Sanità lombarda: "Non possiamo smettere di garantire un pubblico servizio come quello degli istituti di cura". E infatti, l'assessorato ha sospeso la convenzione solamente alla clinica San Carlo, che nel 2006 ha fatturato 10 milioni di euro, di cui un milione oggetto della presunta truffa. Per un mese. Finché gli azionisti della Eukos spa, proprietaria della clinica, dalla cella di San Vittore hanno delegato il commercialista Generoso Galluccio di presentarsi come uomo di garanzia in grado di bonificare la società: la convenzione è stata ripristinata il 12 febbraio scorso.
(06 settembre 2007)
Fonte: http://espresso.repubblica.it/...di-truffa/1755752
10/06/2008, 18:07
Le notizie sono agghiaccianti, ma fino a qundo dobbiamo registrare e scandalizzarci su cosa si fa su di noi e il nostro corpo in nome del dio denaro?
E se mi devo operare come mi difendo?
Le schede che avete inserito dimostrano come tutta la sanità siano un business e una spartizioni di poteri dobbiamo andare avanti con questo lavoro, mettere le mani dentro questo problema della sanità e cominciare a fare richieste e lotte perchè la persona e la sua salute siano al centro. Non sarebbe il caso di riunire il comitato ogo cercando di allargarlo?
10/06/2008, 23:59
Cara Laura, per ora abbiamo indetto un appuntamento alla due giorni bolognese questo week end 14-15 giugno, proprio per discutere ed allargare la partecipazione alla campagna ad altri collettivi di donne. Vieni a trovarci.
11/06/2008, 10:35
... e non è che l'inizio!
Leggo sul giornale di oggi:
http://www.repubblica.it/...interrogatori-gip.html
"Ma l'inchiesta non è finita. Nel mirino della Guardia di Finanza altre dieci cliniche private di Milano e provincia, quella più in vista nella "classifica" dei rimborsi. "Accertamenti di tipo economico e non casi di malasanità" ha spiegato il colonnello delle Fiamme Gialle Cesare Maragoni. "
Dubito che scopriranno solo gabole economiche se è vero, come leggevo ieri, che lo stipendio base dei medici alla Santa Rita (e immagino anche nelle altre cliniche private) è di duemila euro che riuscivano a far salire a oltre ventimila a colpi di operazioni inutili e dannose, perfino mortali.
Pazzesco che, in tutto ciò, blaterino di sicurezza e vedano il pericolo in chi chiede l'elemosina o non ha permesso di soggiorno e non, invece, nell'abito della salute e del lavoro, dove il problema c'è ed è reale.
11/06/2008, 11:24
beh, andando avanti di questo passo salteranno una ad una tutte le cliniche convenzionate del mio fondo assicurativo (fondo EST)... e come faremo noi poveri lavoratori del commercio?
io non credo che, come dice gazzetti nel suo articolo "sanitopoli" che avete linkato, sia un problema di malfunzionamento (mele marce) nella sanità privata; io credo che il nodo stia nel fatto in sè che la sanità sia privata...se uno può ricavare dei soldi da una clinica, è matematico che cercherà prima o poi di ricavarne il più possibile...perchè non dovrebbe farlo, per scrupoli morali? non scherziamo! qui in lombardia si parla di sanità come di un qualunque altro business, si parla di bilanci e fatturati...la salute di una PERSONA diventa l'ultimo dei problemi. anzi, non c'è neanche più il concetto stesso del paziente come "persona", ma solo toraci da aprire, ossa da rimpiazzare con protesi, cisti che diventano noduli, farmaci da smazzare...questo è la sanità privata.
11/06/2008, 13:24
Corriere di Como
Sezione: Primo piano
Martedì 10-06-2008
(a.cam.) L’azienda ospedaliera Sant’Anna passa al setaccio il proprio patrimonio immobiliare e prepara un censimento dei “gioielli di famiglia”, destinati a essere venduti per fare cassa e finanziare l’ acquisto di arredi e strumentazioni del nuovo ospedale a Villa Giulini.
Il pezzo forte e di maggiore valore, oltre al complesso di via Napoleona, è l’ospedale di Valsolda, che sarà sicuramente ceduto in tempi brevi.
Nel 2004, l’allora direttore generale di via Napoleona, Roberto Antinozzi (oggi insediato alla direzione dell’Asl) aveva avviato un primo censimento relativo esclusivamente alle proprietà agricole e boschive dell’azienda, oltre 600mila metri quadrati sparsi sul territorio provinciale e valutati complessivamente più di 6 milioni di
euro. Da quel momento era iniziata una dismissione dei terreni, seppure graduale e in ordine sparso.
Oggi invece, per finanziare il nuovo ospedale in costruzione nell’area tra Montano Lucino e San Fermo della Battaglia - un progetto da 170 milioni di euro, senza calcolare la palazzina degli uffici, gli arredi e la strumentazione - i vertici di via Napoleona stanno mettendo a punto un progetto complessivo di «valorizzazione del patrimonio immobiliare». Lo scenario più verosimile prevede la vendita della quasi
totalità dei beni di proprietà della stessa azienda ospedaliera, a partire dalle strutture di maggiore pregio, su tutte, ovvero come detto l’ex ospedale “Renaldi”.
«L’azienda dispone di un vasto patrimonio immobiliare composto da terreni agricoli, boschi e appartamenti - dice Salvatore Gioia, direttore amministrativo di via Napoleona - Nel 2004 era stata avviata la dismissione di alcune proprietà, ma senza un preciso disegno complessivo. Oggi, invece, abbiamo previsto di fare una dettagliata
valutazione di tutte le proprietà ancora disponibili, in modo da avere una stima attendibile del valore complessivo di questo patrimonio».
Case e terreni di cui dispone oggi il Sant’Anna sono il frutto di lasciti e donazioni fatti nel tempo all’ospedale dai cittadini lariani.
«È un patrimonio che non ha nulla a che fare con l’attività sanitaria - dice ancora Gioia - e che adesso pensiamo di vendere, tutto o in parte, nel prossimo futuro. I dettagli del piano di valorizzazione saranno stabiliti a breve, alla luce della stima che stanno mettendo a punto gli esperti e delle reali esigenze finanziarie che avremo per completare il nuovo ospedale».
Insomma, bisogna fare i conti. Sapere quanto serve per completare l’ospedale e quanto si può ricavare dalla vendita delle proprietà. Del
censimento e della valutazione del patrimonio immobiliare dell’azienda ospedaliera si stanno occupando i tecnici di Infrastrutture Lombarde,
la società regionale che gestisce l’iter di costruzione del Sant’Anna bis. «Non abbiamo ancora un’idea precisa sul possibile valore degli
immobili - conclude Salvatore Gioia - Certamente, oltre a via Napoleona, la struttura di maggiore pregio è l’ex ospedale “Renaldi” di Valsolda, che sarà quasi sicuramente messo in vendita. Sui tempi delle operazioni di dismissione non possiamo ancora pronunciarci, ma a breve avremo certamente un quadro preciso della situazione e decideremo come procedere con le vendite».
11/06/2008, 16:39
E la gloriosa Humanitas del 2005,dove impiantavano valvole cardiache o bypass non necessari,tutto scordato?
http://www.informaconsumatori.it/...79d363c7d59fd5
12/06/2008, 13:20
Ma che bella italietta! hanno anche tolto il ministero della sanità tanto che non ne abbiamo bisogno visto come siamo messi..
Missà vado ad abitare in un paese del terzo mondo dove sono messi meglio!
16/06/2008, 18:26
Secondo Enzo Paolini, presidente dell'Associazione italiana
ospedalità privata (Aiop), alla radice di tutto starebbe la lottizzazione. La questione è certamente più complessa, ma mi pare comunque interessante che emerga anche questo aspetto, dato che la lottizzazione in Lombardia gode di ottima salute (a differenza di tutt* noi...).
Segnalo questo articolo:
http://www.adnkronos.com/...ute/?id=1.0.2251999371
Sanità: Paolini (Aiop), inaccettabile attacco contro sistema privato
Roma, 13 giu. (Adnkronos Salute) - "Sparare all'impazzata sulle strutture
sanitarie private, e sul sistema di accreditamento con il Ssn, è
inaccettabile. Lo scandalo dell'Istituto Santa Rita di Milano non può essere
esteso a tutte le strutture. Quelli emersi alla clinica milanese sono fatti
che, se accertati con indagini attendibili, vanno perseguiti con rigore e
celerità". Parola di Enzo Paolini, presidente dell'Associazione italiana
ospedalità privata (Aiop) che, preoccupato per il clima che si sta
respirando dopo il 'ciclone' Santa Rita, scende in campo a difesa del
sistema che regola la sanità privata: "un sistema migliorabile, ma non in
discussione", sottolinea. "L'accreditamento delle strutture sanitarie
private con il Servizio sanitario nazionale - spiega Paolini all'ADNKRONOS
SALUTE - è un sistema fondato sì sulla competizione, ma prevede una
sacrosanta 'governance' pubblica. Lo Stato infatti fissa le tariffe, impone
i limiti dell'erogazione delle prestazioni, paga e fa i controlli. Insomma,
vigila sull'intero sistema. O almeno è quello che dovrebbe fare". Il
problema, secondo Paolini, non è quindi tanto concepire un nuovo sistema di
accreditamento, quanto applicare al meglio quello esistente. Magari
scegliendo meglio le persone chiamate a dirigere. "Per scongiurare scandali
come quello del Santa Rita - afferma Paolini - è necessario che lo Stato,
innanzitutto, scelga al meglio i dirigenti delle Asl locali, coloro cioè
deputati al controllo. Manager spesso inadeguati, nominati più che per le
capacità professionali, per l'appartenenza politica. In sintesi - conclude
Paolini - il sistema che regola la sanità privata può essere migliorato, ma
è da salvaguardare. E' chiaro però, che se viene lasciato al liberismo
sfrenato, crea delle distorsioni".